Suonare come parlare, ovvero l’educazione attraverso la musica

Il Metodo Suzuki è stato ideato e perfezionato in anni e anni  di studio e di esperienza sul campo da Shinichi Suzuki (1898-1998), violinista giapponese che ha avuto a suo tempo la possibilità di approfondire le sue conoscenze venendo a contatto con la cultura musicale europea. Frequentando i salotti e le sale da concerto di Berlino, dove visse tra il 1920 e il 1930, egli ebbe modo di conoscere i più grandi didatti europei e i più grandi artisti.  Divenne amico intimo di Albert Einstein e venne a contatto con le nuove idee sull’educazione di Maria Montessori e Jean Piaget.
Tornato in Giappone, in seguito ad una richiesta di insegnare a suonare il violino ad un bambino di tre anni, ebbe la sua grande "intuizione" che è alla base del Metodo Suzuki, e cioè che così come tutti i bambini imparano a parlare la loro madre lingua, allo stesso modo essi possono imparare a suonare uno strumento.
Quindi, non restava che codificare questo modello di apprendimento infallibile e di riprodurlo. Il Metodo ha come caratteristica essenziale il fatto di non proporsi unicamente come percorso finalizzato allo studio di uno strumento musicale, ma come percorso educativo più generale: il fine ultimo non è ottenere che il bambino sappia suonare più o meno bene uno strumento, ma far sì che, attraverso la musica e la pratica strumentale, il bambino in maniera armonica e completa. Pur riconoscendo il principio dell’eredità del patrimonio genetico umano, Shiniki Suzuki afferma che ogni persona è il prodotto del suo specifico ambiente e considera il talento non come qualcosa di innato, ma una capacità che può essere sviluppata in ogni essere umano. Alla base della metodologia suzukiana, detta della "lingua madre", vi è il principio dell’imitazione.  Il bambino ascolta ripetutamente dal genitore lo stesso repertorio di suoni e parole e piano piano comincia a distinguerle e poi a ripeterle.  Allo stesso modo l’insegnante suzuki proporrà una serie di interventi sistematici ed intenzionali, decifrando il messaggio musicale per renderlo comprensibile e accessibile. Si tratta di creare un ambiente musicale favorevole nella prima infanzia in cui avverrà l’ascolto dei brani di repertorio che in seguito andranno cantati e poi suonati. Attraverso tanti giochi e attraverso la loro paziente e continua ripetizione, viene superata una difficoltà tecnica alla volta.   Si arriva così a suonare il primo brano del repertorio, che il bambino già conosce per averlo cantato nel corso di ritmica e ascoltato dalla cassetta/CD di riferimento. In questo modo si impara in primo luogo a suonare lo strumento e successivamente a leggere la musica, esattamente come avviene in natura per il parlare e il leggere.

 


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